Tutto questo avrebbe già dovuto avere la sua cronaca
temp0rale e successiva
in grado di seguirla
Dato che già una scadenza ufficiale sta scoccando in questo giorno
in cui sarebbe potuto terminare
tutto questo, qualunque cosa sia
mentre appena appena sembra iniziare...
E cosí, doveroso accenno
e trascinamento di storielle
piccole cuentas e armonie discretamente a voi lasciate
da e in questa giornata
per recuperare due presiozi messaggi
custoditi nell'arrivo in questo regno
proprio come letteriamente lo hanno reso possibile.
Il primo é un ritorno a Neruda che unisce e visualizza, che in un'estate lontana e arida
da profili marittimi prosciugata
ne rendeva aspirante un prender forma su queste coste
anche per me
neanche toccate
appena immaginate
percepite, appena
cosí da immaginare quanto per lui
altri frastagliati rimbombi d'onda
e treni
e freni
per me che di poesia
come giá alla piccola fra_rigby e alessio, e compagnia
ammesso
non ne leggo, ne divoro come forse altro
non potrei non iniziare esponendo ancora a respiro
seguendo quella giá da lei ... "ardente pazienza" che avrebbe portato al raggiungimento di una spendida felicità
il mio di richiamo
e del primo 'nostro' Pablo su di me
a confessarmi che l'Oceano davvero c'era
che poi sono molti
intanto era uno
ed era li
poi, non piú lontano
- LLAMA EL OCÉANO -
No voy al mar en este ancho verano
cubierto de calor, no voy más lejos
de los muros, las puertas y las grietas
que circundan las vidas y mi vida.
En qué distancia, frente a cuál ventana,
en qué estación de trenes
dejé olvidado el mar y allí quedamos,
yo dando las espaldas a lo que amo
mientras allá seguía la batalla
de blanco y verde y piedra y centelleo.
Así fue, así parece que así fue:
cambian las vidas, y el que va muriendo
no sabe que esa parte de la vida,
esa nota mayor, esa abundancia
de cólera y fulgor quedaron lejos,
te fueron ciegamente cercenadas.
No, yo me niego al mar desconocido,
muerto, rodeado de ciudades tristes,
mar cuyas olas no saben matar,
ni cargarse de sal y de sonido:
Yo quiero el mío mar, la artillería
del océano golpeando las orillas,
aquel derrumbe insigne de turquesas,
la espuma donde muere el poderío.
No salgo al mar este verano: estoy
encerrado, enterrado, y a lo largo
del túnel que me lleva prisionero
oigo remotamente un trueno verde,
un cataclismo de botellas rotas,
un susurro de sal y de agonía.
Es el libertador. Es el océano,
lejos, allá, en mi patria, que me espera.
[Pablo Neruda]
(già in
http://festivaletteratura.blogspot.com/ al 29 Settembre 2006)